Il ruolo del Volontariato e dell'Associazionismo nella cura del paziente trapiantato di fegato.

Ho avuto la fortuna di frequentare prima da studente poi da Dottorando e Specializzando e infine da Medico Strutturato diverse strutture ospedaliere specializzate nella cura del paziente trapiantato e ho potuto vedere da vicino l'attività di molte Associazioni. Volontari, pazienti o ex pazienti che DONANO il bene più prezioso, il proprio tempo. Ho apprezzato molte differenze nei vari ospedali in cui ho prestato servizio ma il Volontariato ha rappresentato un punto fermo. L'attesa in lista, la paura, l'incertezza. Finalmente il trapianto e la precarietà dei primi giorni. Il ritorno a casa e la necessità di ripartire. In tutte queste fasi, l'appoggio della famiglia è importante ma spesso insufficiente. Le Associazioni rappresentano solide realtà di supporto materiale e condivisione affettiva, una parte integrante del complesso processo trapiantologico. Nel contesto clinico del trapianto infatti, la condivisione appare spesso essenziale per affrontare e superare le varie fasi. La comunità trapiantologica e le Istituzioni tutte dovrebbero quindi sostenere sempre di più le attività della Associazioni. Personalmente, più volte ho PRESCRITTO a miei pazienti la partecipazione alle attività di volontariato ed associazionismo. Credo sia un modo estremamente salutare per investire le proprie energie e un porto sicuro in cui rifugiarsi in caso di difficoltà.

Fra le realtà che ho conosciuto più da vicino negli ultimi anni c'è l'Associazione Vite Odv (Volontariato Italiano Trapiantati Epatici, Rene e Pancreas – Organizzazione di Volontariato; https://www.viteonlus.it/) i cui volontari sono presenze costanti e importanti sia c/o il Centro Trapianti di Pisa che nell'Ospedale in cui presto servizio, l'Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze.

"Fare Volontariato fa bene all'anima e al cuore" R. Disney


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