Percorso di “prescrizione esercizio fisico” nel post-trapianto

 

A cura della Dott.ssa Laura Stefani, Dirigente Medico, Dott. Marco Corsi e Dott. Roberto Palazzo, Medici in formazione Specialistica, Unità Operativa di Medicina dello Sport e dell’Esercizio, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Firenze.

La visita medico-sportiva del soggetto trapiantato di organo solido che viene inserito nel percorso di PEF (prescrizione esercizio fisico), e per il quale sia indicata la somministrazione terapeutica di un certo livello di attività fisica strutturata ed individualizzata in termini di “intensità, durata e frequenza”, si articola in 3 momenti di valutazione multidisciplinare integrata.
Una prima fase è orientata alla stima dello stile di vita del soggetto, mediante questionario IPAQ (“International Physical Activity Questionary”), che consente di identificare il livello di attività fisica di partenza del soggetto. Questo può oscillare dallo stato di sedentarismo o inattività (IPAQ<700), fino ad un livello adeguato di attività fisica giornaliera (IPAQ>2300).
Successivamente, viene effettuata una valutazione della composizione corporea mediante bioimpedenziometria (BIA), un esame non invasivo che si effettua posizionando 4 elettrodi di cui due agli arti superiori e due agli arti inferiori e che consente, tramite uno strumento specifico a cui sono collegati (bioimpedenziometro), di valutare sia lo stato di idratazione che la distribuzione dei liquidi all’interno dell’organismo; consente inoltre di valutare le percentuali di massa magra e grassa del paziente. Nei trapiantati è frequente trovare un certo grado di compartimentalizzazione dei liquidi, cioè una distribuzione prevalente di questi nel distretto extracellulare meno attivo, nonché uno stato di malnutrizione.
La composizione corporea e lo stato di idratazione sono aspetti fondamentali per poter capire il livello di base del paziente e questo condiziona sia la scelta della tipologia dell’esercizio fisico da prescrivere sia i consigli nutrizionali da fornire.
Successivamente viene effettuato un ecocardiogramma di base, un esame non invasivo che studia la morfologia e la funzione del cuore, parametri importanti da indagare in quanto correlati ad eventuale cardiotossicità dei farmaci assunti dal paziente. Si passa quindi ai test cardiovascolari: da test molto semplici come il test del cammino in 6 minuti, a test più complessi come l’ecostress fisico o il test cardiopolmonare, scelti sulla base delle condizioni cliniche del soggetto e del livello di attività fisica svolta abitualmente. Questi esami valutano elettrocardiograficamente la funzione del cuore sotto sforzo: nel caso dell’ecostress in associazione alla registrazione dei parametri ecoocardiografici, nel caso del test cardiopolmonare in associazione allo studio dei gas espirati. Da ognuno di questi è possibile ottenere le informazioni
sulla FC allenante consigliata.
Si può effettuare inoltre una valutazione muscolo-scheletrica del soggetto mediante test funzionali fisici per la valutazione della forza degli arti inferiori e superiori con esami come il “sit and reach” (test della sedia) che valuta il numero di volte che il paziente riesce a passare dalla posizione seduta a quella ortostatica in 30 secondi. L’”hand grip test” stima invece la forza degli arti superiori che si correla con la forza globale dell’organismo .
 

 

Bibliografia:
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