Il raggiungimento di un sano stile di vita attraverso la terapia cognitivo-comportamentale di gruppo

Negli ultimi decenni, grazie al miglioramento delle tecniche chirurgiche e ad una più efficace gestione della terapia immunosoppressiva, è stato possibile osservare un aumento dell’età media della popolazione trapiantata di fegato. Tuttavia, le problematiche legate all’aumento di peso dopo il trapianto sono in crescita e i pazienti sono esposti al rischio di sviluppare patologie metaboliche legate all’obesità quali sindrome metabolica, ipertensione arteriosa, dislipidemia, steatoepatite non-alcolica e diabete mellito di tipo 2. È stato stimato che l’aumento di peso dopo il trapianto sia associato ad aumento della morbilità e della mortalità. Questo aspetto ha messo in luce l’importanza di seguire il paziente nelle prime fasi post-trapianto per agire in un’ottica preventiva e di sostenerlo nel percorso di modifica dello stile di vita attraverso scelte alimentari e comportamenti più salutari. Le linee guida inerenti l’obesità indicano come primo livello nella terapia, la modificazione delle scelte nutrizionali unita all’esercizio fisico, i due principali fattori che determinano il bilancio energetico. Ci sono varie strategie terapeutiche attraverso le quali raggiungere questo scopo, ma non tutte sono efficaci allo stesso modo. Tra queste, si contraddistingue la terapia cognitivo-comportamentale, che permette di passare da un atteggiamento prescrittivo, in cui il soggetto “subisce” una dieta, ad un atteggiamento educativo, in cui il soggetto sceglie di adottare uno stile di vita sano, dopo averne compreso appieno i benefici e affrontato al contempo le barriere che ne limitano l’adesione. I dati di letteratura dimostrano chiaramente che i migliori risultati in termini di perdita di peso si ottengono nei soggetti “educati”, che abbiano appreso strategie per la gestione delle possibili ricadute.

La terapia cognitivo-comportamentale di gruppo consiste quindi in una serie di incontri, tenuti da vari professionisti, durante i quali si affronta il problema dell’obesità a tutto tondo; vengono trattate le radici storico-evoluzionistiche e la fisiopatologia dell’obesità, la composizione degli alimenti, le modifiche bioenergetiche che si verificano con l’attività fisica, fino alla gestione delle emozioni legate al cibo. Tra i presupposti cardine vi sono che il partecipante si senta parte del gruppo. Per tale motivo ,generalmente, il primo incontro è conoscitivo. Inoltre, è fondamentale che il soggetto sia consapevole del proprio grado di motivazione al cambiamento. Infatti, l’intervento di gruppo mira non solo al calo del peso, ma anche al miglioramento dello stato di salute e al recupero di abilità e performance funzionali individuali e relazionali, in definitiva, al miglioramento della qualità di vita. Questo richiede un approccio multidisciplinare affidato al lavoro integrato di diverse figure professionali quali medici, psicologi-psicoterapeuti, dietisti, infermieri e laureati in scienze motorie. Infine, dopo la perdita del peso, particolare attenzione va posta al mantenimento dell’obiettivo raggiunto. In tal senso, gli argomenti trattati nel gruppo saranno quelli volti a stimolare l’autonomia di gestione e il senso di responsabilità nel mantenere le sane abitudini

apprese nel lungo periodo.



Bibliografia

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